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Borghi antichi, scorci meravigliosi, panorami mozzafiato: il nostro territorio offre uno scenario davvero irresistibile in quanto a bellezza. Ci sono tuttavia luoghi meno conosciuti ai più, altrettanto affascinanti e suggestivi, che vale la pena di visitare.
Naturalmente la Costiera Amalfitana, non fa eccezione…
Proponiamo qualche escursione che può essere effettuata in una giornata, partendo dal B&B con una navetta messa a disposizione degli ospiti de L’Antico Episcopio.
I posti sono limitati, per cui le prenotazioni sono d’obbligo.
Seconda Tappa:

La Reggia di Quisisana, Ville Stabiane, Monte Faito

La storia documentata del sito reale di Quisisana inizia all’epoca degli Svevi, quando questi decisero di adibire il sito a residenza estiva (a 173 m s.l.m.). È proprio in questo periodo che vi sono i primi documenti che chiamano la zona Domus de Loco Sano (Casasana): secondo la tradizione, vista la salubrità dell’aria e la bellezza del posto, se si frequentava la zona si guariva da tutti i mali, da qui il nome Qui-si-sana.

Con il passare degli anni Quisisana è stata frequentata da molti artisti e scrittori, che durante le loro peregrinazioni per l’Europa, non disdegnavano mai una tappa in zona: lo stesso Boccaccio ambientò alcune delle sue novelle del Decameron a Quisisana (p.es. la giornata X, 6).

«Un cavalier, chiamato messer Neri degli Uberti, con tutta la sua famiglia e con molti denari uscendone, non si volle altrove che sotto le braccia del re Carlo riducere; e per essere in solitario luogo e quivi finire in riposo la vita sua, a Castello a mare di Stabia se n’andò; e ivi forse una balestrata rimosso dall’altre abitazioni della terra, tra ulivi e nocciuoli e castagni, de’quali la contrada è abondevole, comperò una possessione, sopra la quale un bel casamento e agiato fece, e allato a quello un dilettevole giardino, nel mezzo del quale, a nostro modo, avendo d’acqua viva copia, fece un bel vivaio e chiaro, e quello di molto pesce riempiè leggiermente.»
(Giovanni Boccaccio, Decameron, VI novella, X giorno)

Secondo altri, la costruzione della Reggia (nel XX secolo divenuto “Albergo Reale”) risalirebbe invece ai tempi degli Angioini, e precisamente di Roberto d’Angiò, che ha provveduto ai primi restauri documentati nel 1310; ingrandita più volte, fu particolarmente amata da re Ladislao I e da sua sorella Giovanna II che scamparono alla peste che imperversava a Napoli soggiornando qua. Provvista di un parco, fu successivamente abitata dagli Aragonesi e poi dai Borboni che la restaurarono ed abbellirono. Garibaldi la usò come ospedale per i suoi uomini.

Il complesso, che rispecchiava l’idea del  “palazzo di caccia e villeggiatura”, ha una struttura ad elle così da godere da un lato di una splendida vista sul golfo e dall’altro di essere meglio collegato a Castellammare.

Nel periodo seguente anche il parco venne riammodernato e ingrandito sui modelli del giardino all’inglese con grandi viali, scale, fontane e giochi d’acqua che sfruttavano scenograficamente sia la ricca vegetazione delle pendici del Faito che le sorgenti d’acqua. La fama del Palazzo era tale da attrarre moltissimi viaggiatori e personalità straniere a soggiornare nell’area e il suo splendore ci è testimoniato dagli acquerelli e dalle incisioni di Hackert e Dahl nonché dalle vedute della Scuola di Posilippo.

(La Real Casina di Quisisana, dipinto del 1810 di Johan Christian Dahl).

Dopo alcuni decenni di abbandono, il palazzo è stato oggetto all’inizio del 2000 di un grande intervento di restauro terminato nel 2009 e che ha restituito l’antico splendore. Oggi il complesso è al centro di un grande progetto di valorizzazione sotto la direzione del Parco Archeologico di Pompei che mira a renderlo sede di un museo dedicato alle ricche ville romane di Castellammare di Stabia e dove saranno esposti i magnifici affreschi e i reperti attualmente conservati all’Antiquarium .

La reggia è circondata da un giardino all’italiana di circa 20.000 metri quadrati: si trovano diverse specie di alberi come il pino d’Aleppo, il tasso, il leccio, l’abete bianco, il bosso, il cedro del Libano, l’asfodelo, il pungitopo, il corbezzolo e il platano, mentre come fiori si trovano il ciclamino, la ginestra dei carbonai e il biancospino. Durante il restauro si è pensato anche alla sistemazione del giardino con la creazione di sentieri in terra battuta e lastricati di basoli.

Intorno al complesso della reggia sorge un grande parco che si estende su buona parte del versante stabiese del Monte Faito.

Proseguendo il nostro percorso nei siti archeologici più importanti del nostro territorio, vogliamo ora descrivere brevemente le ville d’otium che sorgevano sul pianoro di Varano in Castellammare di Stabia, ed erano costruite in posizione dominante e panoramica con vista sul mare ed erano collegate alla costa per mezzo di rampe a gradini realizzate lungo la scarpata e ancora oggi se ne conservano i resti.

Queste ville furono edificate dopo la distruzione di Stabiae ad opera di Silla avvenuta nell’89 a.C., quando la città di Stabiae perse la sua autonomia e fu sottoposta alla città di Nuceria. Anch’esse, così come le ville rustiche, furono distrutte dall’eruzione vesuviana del 79 d.C. quando era imperatore Tito. In questo arco di tempo, che intercorre dalla loro costruzione, all’eruzione che le seppellì, il luogo divenne una zona residenziale dove i cittadini più ricchi potevano dedicarsi al riposo, ai piaceri e ai propri interessi culturali.

Sul pianoro di Varano nel comune di Castellammare di Stabia erano allineate sei ville: villa in località Belvedere, dopo essere stata indagata nel XVIII secolo ad opera dei Borbone non venne più riesplorata; la villa Arianna, il cosiddetto Secondo Complesso e la villa San Marco, parzialmente scavati e attualmente visitabili grazie al lavoro, negli anni ’50 del secolo scorso, del preside Libero d’Orsi che, basandosi sulle notizie e le piante redatte dai funzionari borbonici, individuò e portò di nuovo alla luce le ville; la villa del Pastore, parzialmente scavata ma attualmente interrata; e infine la villa in località San Marco, di cui è visibile un tratto di muro in opera reticolatanella scarpata lungo Via Varano. Altre due ville d’otium sorgono nel comune di Gragnano (villa di Anteros ed Heraclio) e  Santa Maria la Carità (villa del Petraro).

Le ville hanno restituito: decorazioni soprattutto in III e IV stile, anche se non mancano esempi degli stili precedenti; ambienti termali provvisti di calidariumfrigidarium tepidariumambienti di rappresentanzamolti con pavimenti in mosaico, con suppellettili e materiali di grande valore artistico e di pregevole fattura come un cratere a calice di marmo alabastrino proveniente da villa San Marco, un labrum e la statua del Pastore rinvenuti nella cosiddetta “villa del Pastore”, anfore in vetro, oggetti in oroargento e bronzo da villa Arianna; infine giardininatatioperistili, porticati e ambulationes (percorsi per passeggiate).

Nel corso dei secoli vi è stato un susseguirsi di costruzioni di ville di varia architettura, ad opera di nobili che volevano vivere a contatto con la famiglia reale. in particolare i Borbone vi soggiornavano in modo stabile per circa sei mesi all’anno. Si ricorda la villa Franca, Villa Angelina e Villa Vollono (già Villa Teresa) e Villa Petrella. Oggi Quisisana è frequentata per i suoi boschi e per i concerti di musica classica che si svolgono all’interno del parco della Villa Reale.

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