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Borghi antichi, scorci meravigliosi, panorami mozzafiato: il nostro territorio offre uno scenario davvero irresistibile in quanto a bellezza. Ci sono tuttavia luoghi meno conosciuti ai più, altrettanto affascinanti e suggestivi, che vale la pena di visitare.
Naturalmente la Costiera Amalfitana, non fa eccezione…
Proponiamo qualche escursione che può essere effettuata in una giornata, partendo dal B&B con una navetta messa a disposizione degli ospiti de L’Antico Episcopio.
I posti sono limitati, per cui le prenotazioni sono d’obbligo.
Terza Tappa:

La Strada delle Calabrie: Battistero Paleocristiano di Nocera Superiore, Badia di Cava de’ Tirreni, Ceramica vietrese ieri e oggi

Il battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore (detto anche La Rotonda) fu fondato nella seconda metà del VI secolo d.C., fu probabilmente adiacente alla cattedrale della diocesi nocerina.
battistero paleocristiano di Santa Maria MaggioreLa cattedrale intitolata alla Vergine Maria non è stata individuata perché crollata. L’edificio fu costruito su modelli bizantini; è rotondo a pianta centrale, vi è una doppia fila di colonne e su queste poggia una grande cupola. La pianta riprende quella del mausoleo di Santa Costanza di Roma, ma è molto simile ad edifici coevi orientali ed africani.

Fu realizzato al centro della città di Nuceria Alfaterna obliterando gli edifici civili precedenti (dei quali sono visibili alcuni mosaici pavimentali). Per quanto riguarda la costruzione, la Rotonda consta di un ambulacro esterno e di un vano centrale delimitato da quindici coppie di colonne con capitelli di marmo pentelico del I-I secolo d.C., sormontate da archi su cui poggia una grande cupola. Le colonne, in marmo pentelico, sono elementi di spoglio recuperate da edifici templari romani ormai in disuso di II e III secolo.

Prelevate da strutture diverse, queste colonne sono ineguali (a volte anche in altezza) tra loro e offrono al battistero la vivace policromia interna. Completamente differenti anche i capitelli. Particolarmente interessanti quelli prelevati dal tempio di Nettuno, ornati da delfini.

Al centro dell’edificio è posta la grande vasca battesimale, di oltre sette metri di diametro e profonda 1,30 m rispetto al parapetto elevato di 70 cm dal pavimento. La vasca si presenta ottagonale all’esterno e circolare all’interno e fu utilizzata per immersione dei catecumeni.

Nell’edificio vi sono da osservare anche alcuni interessanti affreschi del ‘300-‘400 in due cappelline laterali. Sono presenti evidenti tracce dei restauri borbonici.

Accanto al battistero sorse La Congregazione (o Confraternita) di Santa Caterina d’Alessandria (1296). I ruderi della primitiva cappella vennero alla luce durante gli scavi sulla parete Nord della Rotonda.

Di forma trapezoidale, è situata a 2,30 metri al di sotto dell’attuale livello della strada.

L’abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni (in latino: Abbatia Territorialis Sanctissimae Trinitatis Cavensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno appartenente alla regione ecclesiastica Campania.

Santissima Trinita di Cava de Tirreni 
La circoscrizione ecclesiastica comprende la sola abbazia, che costituisce anche l’unica parrocchia.

Sorge in collina, a circa 400 metri s.l.m., a tre chilometri dal centro dalla città di Cava de’ Tirreni e a poca distanza dalla costiera amalfitana e dall’agro nocerino.

Il fondatore dell’abbazia della Santissima Trinità de’ La Cava fu sant’Alferio Pappacarbone, nobile salernitano di origine longobarda formatosi a Cluny, che nel 1011 si ritirò sotto la grande grotta Arsicia alle falde del monte Finestra nell’attuale territorio del comune di Cava de’ Tirreni, per trascorrervi vita eremitica. Ma Alferio non rimase solo, presto la sua santità attrasse in quel luogo numerosi discepoli, tanto da indurlo ad erigere, sul piano scosceso tra la grotta ed il fiume Selano, una chiesa di discrete dimensioni, e costruire ad occidente della medesima, utilizzando anche fabbriche preesistenti, un piccolo monastero, il nucleo originale dell’odierna abbazia. Le originarie costruzioni e le tracce di fabbriche romaniche risalenti al I secolo d.C. sono ancora in parte visibili nei sotterranei dell’attuale basilica.

La fondazione del nucleo monastico è fatta però risalire all’anno 988, perché Alferio non fu il primo abitatore della grotta. Nella grotta Arsicia già dal 988, il monaco di Montecassino Liuzio, detto anche Leone da Ostia, di ritorno da un pellegrinaggio in Palestina, vi aveva soggiornato per qualche tempo.

Nel 1025, Alferio aveva da poco terminata la chiesa, quando il principe Guaimario III di Salerno e suo figlio Guaimario IV con un diploma donarono alla nuova comunità la zona boschiva e le terre coltivate tutte intorno alla grotta Arsicia tra il fiume Selano e i due rigagnoli suoi affluenti Sassovivo e Giungolo. Con lo stesso diploma fu conferito alla comunità monastica, tra gli altri privilegi, l’esenzione dalle imposte e la libera designazione degli abati da parte del predecessore o, per elezione, dalla comunità stessa.

Santissima Trinita di Cava de Tirreni 
Nel 1867 fu istituito il collegio San Benedetto e le scuole. Si cominciò con il liceo classico, pareggiato alle scuole governative nel 1894. A questo seguirono negli anni anche il liceo scientifico, le medie inferiori e le ultime classi delle elementari.

Oltre ai collegiali, le scuole furono aperte a semiconvittori (studenti che pranzano e rimangono a studiare nel pomeriggio in appositi locali con l’aiuto di professori) ed esterni (frequentano solo le scuole). Dal 1985 la frequenza alle scuole è stata aperta anche alle studentesse.

Il collegio e le scuole hanno sofferto la crisi della scuola cattolica italiana e così, dopo quasi un secolo e mezzo di storia, nel 1992 è stata chiusa la scuola elementare, successivamente nel 1994 la scuola media, nel 2002 è stato chiuso il collegio, il liceo classico nel 2003. Per ultimo nel 2005 è stato chiuso anche il liceo scientifico.

Durante i secoli della sua storia, l’abbazia si è arricchita di molte opere d’arte di epoche diverse: edifici, affreschi, mosaici, sarcofagi, sculture, quadri, codici miniati e oggetti preziosi. In particolare:

  • la basilica, costruita nell’XI secolodall’abate san Pietro Pappacarbone e consacrata dal Papa Urbano II il 5 settembre 1092, fu completamente ricostruita nel XVIII secolo su disegno di Giovanni del Gaizo. Dell’antica basilica restano l’ambone cosmatesco del XII secolo e la cappella dei Santi Padri, ristrutturata e rivestita di marmi policromi nel 1641
  • le cappelle dell’antica basilica, che custodiscono il paliotto marmoreo dell’XI secolo, le sculture di Tino di Camaino ed il pavimento in maiolica del XV secolo
  • il chiostro del XIII secolo, situato sotto la roccia incombente, su colonnine binate di marmi vari con capitelli romanici e archi rialzati
  • la sala del Capitolo Antico adiacente al chiostro, gotica, del XIII secolo, accoglie sarcofagi ed affreschi di epoche diverse
  • il cimitero longobardo, una cripta del XII secolo su colonne del IX-X secolo e pilastri cilindrici in muratura, di effetto assai suggestivo e la cappella di S.Germano del 1280.
  • il capitolo, una sala con elementi diversi: schienali lignei del 1540, affreschi alle pareti del 1642, pavimento in piastrelle maiolicate del 1777, soffitto del 1940 affrescato dal monaco dom Raffaele Stramondo.
  • l’organo a canne costruito nel 1927 da Balbiani Vegezzi-Bossi, con 3595 canne, posto in una cassa neobarocca disegnata dal monaco don Raffaele Stramondo.

La nascita dell’archivio dell’abbazia cavense risale al 1025, quando il principe Guaimario III di Salerno e suo figlio Guaimario IV concessero, con un diploma a sant’Alferio, la proprietà della grotta Arsicia con il circostante territorio. A partire da quel momento ebbe inizio la raccolta dei diplomi, bolle, privilegi, donazioni, lasciti testamenti tuttora custoditi.

Fino al secolo XVI gli atti dell’abbazia non erano facilmente rintracciabili all’interno dell’archivio. Non esisteva un inventario redatto in modo organico che consentisse di accedere immediatamente al documento desiderato. Fino a tutto il Cinquecento la struttura dell’archivio rimase misterioso fino a quando non si avvertì l’esigenza di riordinare in maniera sistematica i documenti.

Il primo ordinamento fu eseguito catalogando con criteri topografici terre, feudi e benefici vari.  

Nel 1873 è stato pubblicato il primo volume del Codex diplomaticus Cavensis, un progetto che prevede la pubblicazione integrale del materiale d’archivio. Interrotto nel 1893, con le stampe dell’ottavo volume, il progetto è ripreso circa un secolo dopo, nel 1984, quando ha visto la luce il IX volume, seguito dal X nel 1990. Il periodo cronologico coperto dai primi dieci volumi va dal 792 al 1080. Nel 2015 sono stati pubblicati, dopo quattro anni di lavoro, i volumi XI e XII che coprono il periodo 1081-1090.

Nel corso dei secoli XVI-XVIII l’abbazia fu rinnovata anche architettonicamente. L’abate dom Giulio De Palma ricostruì la chiesa, il seminario, il noviziato, e varie altre parti del monastero, ma rimangono ancora cospicui elementi medievali. Importante l’archivio, con circa 15000 pergamene dall’VIII al XIX secolo e la biblioteca che raccoglie, tra l’altro, preziosi manoscritti e incunaboli.

Con la soppressione del 1866, l’abbazia di Cava venne dichiarata monumento nazionale e con essa il suo archivio.

Il Museo provinciale della ceramica è un museo dedicato all’arte della ceramica realizzato a partire dal 1981 nella tenuta di Villa Guariglia a Raito del comune di Vietri sul Mare , ingresso della divina Costiera amalfitana.

Il percorso espositivo si sviluppa su tre settori:

  • Oggetti in ceramica di carattere religioso;
  • Vasellame di uso quotidiano;
  • Produzione di ceramica del “periodo tedesco” nel salernitano


La tradizione ceramista di Vietri Sul Mare ha radici antiche e profonde, il merito dei ceramisti museo della ceramica-vietri sul marevietresi è stato quello di aver mescolato il proprio lavoro  con quello di artisti stranieri .Il cosiddetto periodo tedesco coincide con la seconda guerra mondiale , ovvero quando questa colorata cittadina fu rifugio ed ispirazione per gli artisti nord europei . Dopo la guerra , essi scelsero di proseguire il loro lavoro in questa luogo dal clima mediterraneo e diedero nuova interpretazione al verde ramino , al blu cobalto ed al giallo che erano e sono i colori predomina della tradizione vietrese.

Tutto questo ancora vive oggi nei numerosi laboratori di ceramica da scoprire nelle viuzze del territorio costiero con odori , colori e squarci panoramici ad ogni passo.

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